on autobiography
ci ho pensato tutto il giorno e sono arrivata ad una conclusione; ho capito (forse) perchè i mei tentativi di blog falliscono miseramente. se uno ci pensa, tenere un blog non è una cosa tanto difficile. è ovvio: si può scrivere in modi molto molto diversi.
si può fare copi'ncolla (tutto d'un fiato) di poesie di valore più o meno discutibile da altri blog, che a loro volta sono state copi'ncollate, fino a far scomparire nell'oblio l'autore originale. si può ammorbare la gente (o i byte, in mancanza di un pubblico reale) con cronache pittoresche di simpatici episodi della vita lavorativa, redatte nelle ore furbescamente sottratte al lavoro su computer furbescamente sottratti alle loro originarie mansioni, tutto ciò condito da allegri errori di ortografia e da sovrabbondanti vocali e segni di interpunzione. si possono stilare accurate relazioni a due sull'andamento della coppia, che segnalino le seppur minime oscillazioni del sentimento dal "cipollino, ti amo tanto", al "tutto il mondo deve sapere che sei tutta la mia vita, non lasciarmi mai. la tua passerotta". ci sono quelli, fantastici, che consistono essenzialmente in immagini con lustrini. ancora, quelli i cui post libero.it si ostina a spacciare per notizie vere e proprie, nonostante esprimano solo opinioni personalissime ed in genere un tantinello affette, a scelta o in blocco, da omofobia, razzismo, maschilismo e chi più ne ha più ne metta. poi ci sono quelli che non sono in italiano e sono la maggioranza, su cui per ovvi motivi non posso esprimere un parere.
infine, ci sono quelle persone miracolose che riescono a sfornare post perfetti, o quasi, quotidianamente. sentitamente commossa e decisamente invidiosa, mi traggo in disparte.
detto questo, è chiaro che il blog a cui punto appartiene decisamente a questa ultima categoria.
ora il problema consiste nel fatto che io rifiuto l'autobiografia. chiariamo: rifiuto l'autobiografia come mezzo di espressione per me stessa. non ho nessuna voglia di tenere un diario. non ne ho mai avuto veramente uno, nemmeno quando avevo nove anni. ci ho sempre provato, ma non ha mai funzionato con me. cioè, qualcuno mi spieghi il senso di ri-raccontarsi la giornata che si è appena vissuta. per ricordare cosa ho mangiato oggi a pranzo fra trent'anni? chissene.. per registrare i più piccoli moti dell'animo umano (mi sa che è una citazione, ma non non mi viene in mente da chi!)? questo è più plausibile, ma mi sembra che sia, solo appena appena, un po' troppo autoreferenziale... cioè, non è che mi dà fastidio leggere di questo nel lavoro degli altri, anzi, ma non posso proprio costringermi a mettere per iscritto questo tipo di sensazioni. a chi importano? quando scrivo, l'autobiografia può entrare solo da una porta secondaria. è un dettaglio. un inciso che nessuno può riconoscere come tale. non sono mai il testo, io. al massimo, sono il contesto.
tutto ciò per dire: non so a quando il prossimo post. è questione di alchimia e sublimazione (nel senso chimico di trasformazione da stato gassoso a stato solido, non nel senso psicanalitico).


1 Comments:
ti amo sai..chissà chi sarà che ti manda questo commento..
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