Donna di Preclare Virtù Mirabilmente Adorna
c'era un tempo in cui "passeggiare" per i cimiteri mi dava pace. non è questione di necrofilia. penso che nel mio paese il cimitero sia la cosa più vicina in assoluto ad un vero parco. mi piaceva passeggiare e guardare le lapidi, leggere le iscrizioni, calcolare a quanti anni la gente era morta. soprattutto mi colpiva vedere quante giovani, belle, donne c'erano. immagino che la maggior parte siano morte di parto. ci sono quelle foto anni '20 o '30 in cui ogni donna sotto i 25 anni anni sembra una diva di un film muto. labbra carnose colorate (a posteriori) con un indelebile rossetto, riccioli perfetti che incorniciano la fronte, cappelli a tesa larga che gettano ombre inquietanti e seducenti sul volto. immaginavo le loro storie, i loro amori, perfino i loro bambini, cresciuti nel mito di una madre bella e perfetta, stroncata negli anni migliori. poco mi importava sapere che quella donna (che in qualche modo a me ignoto mi era probabilmente pro-pro-pro-zia) in realtà era analfabeta, parlava solo dialetto ed era andata in campagna da quando aveva sette anni, a raccogliere le olive "da terra". le storie che si possono inventare a partire da un nome, da due date e da un'epigrafe standardizzata ma incredibilemente poetica come "Donna di Preclare Virtù Mirabilmente Adorna" sono virtualmente infinite. per questo i cimiteri mi davano pace. avevo, forse, tredici anni.
ieri sono entrata in un cimitero, volevo ritrovare la sensazione di pace di tanti anni fa. era un cimitero protestante (non saprei dire se calvinista o che altro), molto molto antico. c'erano tombe che risalivano anche al seicento ed una targa diceva che diversi illustri (?) scozzesi erano sepolti lì. ho sempre avuto la curiosità di "visitare" un cimitero protestante, ho sempre pensato che sono molto più egalitari dei nostri. piccole, semplici lapidi con una incisione. niente pietà in scala 1:2 o angeli con sorrisi estatici, niente croci formato famiglia. erba che cresce sulle tombe, una specie di reincarnazione, non scatole di marmo e cemento, ogni cenere nel suo piccolo monolocale 2mx1 in secula seculorum.
ed invece, mi ha preso il terrore. una morsa allo stomaco. la gola gonfia come se stessi per soffocare. lo stesso mi era successo a père lachaise, ma meno, con una vena più malinconica. lì era la decadenza ad urtarmi particolarmente. la decadenza dei marmi, simbolo della decadenza dei corpi. invece ieri è stato il panico, il panico di finire là sotto. non fatemi questo, vi prego! non voglio stare da sola per l'eternità. la questione è che so benissimo che allora non sentirò niente; quello per cui mi dispero è la fine del mondo. quando morirò il mondo finirà. l'unico mondo che io conosco, quello che vivo tramite i miei occhi e le mie mani, sarà distrutto da un giudizio universale più terribile dell'iradiddio. tornerà al vuoto, come prima che nascessi. solo che allora non ne avevo consapevolezza, ora sì. spero che, quando starò per morire, sarò incosciente abbastanza, in coma, ubriaca, drogata magari. perchè questo è un problema per cui neanche il suicidio è una soluzione.


3 Comments:
fotoblog di fio ---> fotoblog tuo ----> magone e nodo in gola ---> blog.
è che edimburgo è una città che ti resta nel cuore, leith, leith walk, il castello, il fringe, il monumento a scott, il royal mile, le giraffe davanti al multisala di leith walk. e insomma, se non si fosse capito, ti invidio un bel po' :)
:)
tutti i posti ti lasciano un nodo in gola... per esempio io ora ho tantissima nostagia di bologna... penso che l'anno prossimo mi mancherà terribilmente edimburgo...
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