o seconda tappa: edinburgh: October 2006

Tuesday, October 31, 2006

'fanculo, mi sento così

stupida.

considerazioni sparse (ovvero: non ho voglia di spremermi troppo le meningi per trovare un titolo adeguato)

in internet l'ironia uccide il dialogo. sempre. impossibilitati ad esprimere una reazione immediata ad una battuta, ad un'arguzia, i cybernauti tacciono. nessuno osa ribattere. e la conversazione muore. propongo di abolire qualsiasi frase spiritosa da blog, commenti ed email. chi è d'accordo alzi la mano.
[tentativo di recuperare in extremis, virando decisamente dalla paricolosa deviazione intimista del post precedente (nda)]

skype

sentire voci nelle orecchie, vicine vicine. guardarmi, quasi in uno specchio, cercando di immaginare un altro volto, altri sorrisi. avere l'impressione che basti stendere la mano per accarezzarmi, per accarezzarli. ritrovarmi sola, a letto e con un gran malditesta. avere voglia, di nuovo, di nascondere la testa sotto il cuscino e piangere piangere piangere. scoprirmi incapace di farlo.
ripetermi che è tutto bellissimo, che è un sogno che diventa realtà.
ripetermi che è tutto bellissimo, che è un sogno che diventa realtà.
ripetermi che è tutto bellissimo, che è un sogno che diventa realtà.
ripetermi che è tutto bellissimo, che è un sogno che diventa realtà.
ripetermi che è tutto bellissimo, che è un sogno che diventa realtà.
ripetermi che è tutto bellissimo, che è un sogno che diventa realtà.
ripetermi che è tutto bellissimo, che è un sogno che diventa realtà.
ripetermi che è tutto bellissimo, che è un sogno che diventa realtà.
ripetermi che è tutto bellissimo, che è un sogno che diventa realtà.
ripetermi che è tutto bellissimo, che è un sogno che diventa realtà.
ripetermi che è tutto bellissimo, che è un sogno che diventa realtà.
ripetermi che è tutto bellissimo, che è un sogno che diventa realtà.
ripetermi che è tutto bellissimo, che è un sogno che diventa realtà.
ripetermi che è tutto bellissimo, che è un sogno che diventa realtà.
ripetermi che è tutto bellissimo, che è un sogno che diventa realtà.
ripetermi che è tutto bellissimo, che è un sogno che diventa realtà.
ripetermi che è tutto bellissimo, che è un sogno che diventa realtà.
ripetermi che è tutto bellissimo, che è un sogno che diventa realtà.
ripetermi che è tutto bellissimo, che è un sogno che diventa realtà.
ripetermi che è tutto bellissimo, che è un sogno che diventa realtà.
ripetermi che è tutto bellissimo, che è un sogno che diventa realtà.
ripetermi che è tutto bellissimo, che è un sogno che diventa realtà.
ripetermi che è tutto bellissimo, che è un sogno che diventa realtà.
ripetermi che è tutto bellissimo, che è un sogno che diventa realtà.
ripetermi che è tutto bellissimo, che è un sogno che diventa realtà.
ripetermi che è tutto bellissimo, che è un sogno che diventa realtà.
ripetermi che è tutto bellissimo, che è un sogno che diventa realtà.
accorgermi che serve solo a farmi aumentare il malditesta.

Monday, October 30, 2006

senza titolo

oggi da tesco mi hanno chiesto di dimostrare che sono maggiorenne per vendermi due birre... ahahah... mi sembra di essere caduta in un buco nero...

Saturday, October 28, 2006

sui bagni pubblici scozzesi (e britannici in generale)

è risaputo che l'argomento bagno nel regno unito è un tema affascinante, che suscita dibattiti accesi. tale importante tematica è stata ampiamente discussa ed analizzata in svariati studi, prendendone in considerazione le diverse sfaccettature. il cuore pulsante della disciplina, soprattutto nella scuola di pensiero italiana, negli ultimi anni, si è rivelata l'annosa questione del "come fanno [e di conseguenza, come faccio?] senza bidet?". sia per lo studioso che per il semplice lettore curioso è a disposizione un'ampia bibliografia in merito.

a mio modesto parere, e questo è lo scopo che mi propongo di adempiere in questo mio contributo, una grossa lacuna è, però, ancora da colmare in questo ambito di studi: nonostante scrupolosissima ricerca, non mi risulta che alcun accademico si sia ancora interessato della tematica del bagno pubblico nel regno unito. oggetto di questo saggio sarà, in particolar modo, l'analisi dei bagni nei ritrovi definiti dai nativi come pub.

prima di presentare i risultati della mia indagine, mi sembra però doveroso precisare, anche se brevemente, il metodo adoperato per la ricerca: ad ogni sessione, generalemente serale, è stata somministrata al ricercatore una quantità media di 3,75 pinte di guinness onde stimolare la complessa ma ben nota catena di reazioni fisiologiche che sfociano nella minzione. tale procedimento è stato giudicato come il più adeguato all'elaborazione delle impressioni del ricercatore in maniera naturalistica.

ad una prima analisi generale di tipo comparatistico spiccano subito alcune differenze rispetto bagni pubblici (di pub) italiani:

[devo però qui precisare che tali annotazioni sono riferite esclusivamente alle toilette per signore, dato che tradizionali quanto futili limiti di decoro mi hanno impedito di estendere la mia ricerca alle toilette per signori. a questo proposito, però, mi sembra opportuno sottolineare la reale necessità di pari opportunità per gli studiosi donna.]

  1. una pulizia decisamente maggiore
  2. la presenza costante di scorte di carta igienica
  3. l'assenza totale di qualsiasi tipo di odore
  4. l'assenza totale di qualsiasi tipo di iscrizione sulle pareti dei cubicoli


questi primi dati potrebbero forse portare alla conclusione che i bagni pubblici (di pub) britannici siano decisamente migliori di quelli italiani. questo, ossia l'esterofilia incondizionata, è però un errore in cui la critica italiana è incappata più e più volte. messi da parte insensati nazionalismi, vorrei portare all'attenzione del lettore due fenomeni nella realtà del bagno pubblico (di pub) britannico che non ho paura di definire raccapriccianti:

  1. la presenza, finora riscontrata solo nei bagni dei pub di londra, di personale, generalmente di colore, addetto all'asciugatura delle mani e all'adulazione sfacciata e non richiesta. questi servizi sono in genere offerti in cambio di qualsivoglia obolo.
  2. la presenza, finora riscontrata in un solo pub, ma presumibilmente destinata a conoscere un'ampia diffusione, di specchi dotati di neon all'interno, che, tramite sensori agli infrarossi, "capiscono" quando qualcuno si sta specchiando e fanno apparire sulla superficie dello specchio, dopo circa trenta secondi, messaggi pubblicitari.


permettetemi di chiudere questo mio intervento con una breve considerazione di carattere personale: nonostante quanto la critica femminista ripetutamente sostiene, quando mi lavo le mani (e grazie a dio so ancora farlo da sola!) e mi sistemo i capelli davanti allo specchio, dicendomi che sì, in fondo sono carina (e grazie a dio so ancora farlo da sola!), la mia sensibilità femminile è decisamente più urtata se all'improvviso mi appare sulla faccia il logo di un'agenzia immobiliare che se mi cade l'occhio su uno scarabocchio che dice: "scopatore proffesionista. celo lungo 21 cm. chiama mi."

Tuesday, October 24, 2006

la mia città

Ciao a tutti. Come sapete, da qualche mese vivo ad Edimburgo, in Scozia. Prima di trasferirmi in Scozia abitavo in Italia a Bologna, dove frequento l’università. L’Università di Bologna è la più antica del mondo ed è molto prestigiosa. Bologna è una città universitaria e vi abitano moltissimi studenti, che provengono da tutta l’Italia. Ci sono anche moltissimi studenti stranieri che vengono a studiare a Bologna. I miei amici sono per la maggior parte stranieri, perché per me è molto interessante conoscere le altre culture.
Io penso che Bologna è una città fantastica per i giovani. Ha due grandi vantaggi: è una città grande, dove si può trovare ogni cosa, ed allo stesso tempo non è troppo grande e caotica come le metropoli di Roma o Milano. Ad esempio, io non vivrei mai a Milano!
A Bologna chiunque può trovare il modo di coltivare i propri interessi: ci sono tantissimi cinema, teatri e biblioteche. A Bologna c’è anche un’importantissima “mediateca” che si chiama “Sala Borsa”, in cui si possono prendere in prestito gratuitamente non solo libri, ma anche cd, videocassette e dvd.
Di solito con i miei amici vado al cinema oppure ai concerti dal vivo. Da questo punto di vista è conveniente essere uno studente perché si possono avere molti sconti sui biglietti. Raramente andiamo in un pub, perché è costoso ed abbastanza inutile. Piuttosto ci piace molto organizzare cene o “aperitivi” tutti insieme a casa di qualcuno, perché in questo modo si crea un’atmosfera più intima e non c’è l’orribile musica assordante dei pub. Alle volte, usciamo sul tardi per andare a ballare, ma a me non piace molto e ci vado solo per accontentare i miei amici.
Quando il tempo comincia a diventare più caldo, a partire da aprile, il ritrovo preferito per tutti i ragazzi sono le piazze, principalmente Piazza Santo Stefano. Qui ci sono tanti piccoli gruppetti, che spesso si mescolano, creando nuove amicizie. Ci sono anche persone che giocano a calcio, che suonano le chitarre o che si esercitano nella giocoleria. È veramente un’atmosfera unica!


1. Where did Antonella live, before moving to Edinburgh?
2. What kind of city is Bologna?
3. Does Antonella like Bologna or not? Why?
4. Does Antonella like Milano?
5. What is a “mediateca”?
6. What does Antonella usually do, when she goes out with her friends?
7. Does she like going to pubs?
8. What do usually students do in summer in Bologna?

[ora comincio a capire perchè i manuali per insegnare le lingue sono così stupidi... questo "capolavoro" è qui in quanto vincitore del premio per "Il brano In Prosa Più Brutto In Assoluto Che Io Abbia Mai Scritto"... che noia...]

Saturday, October 07, 2006

Donna di Preclare Virtù Mirabilmente Adorna

c'era un tempo in cui "passeggiare" per i cimiteri mi dava pace. non è questione di necrofilia. penso che nel mio paese il cimitero sia la cosa più vicina in assoluto ad un vero parco. mi piaceva passeggiare e guardare le lapidi, leggere le iscrizioni, calcolare a quanti anni la gente era morta. soprattutto mi colpiva vedere quante giovani, belle, donne c'erano. immagino che la maggior parte siano morte di parto. ci sono quelle foto anni '20 o '30 in cui ogni donna sotto i 25 anni anni sembra una diva di un film muto. labbra carnose colorate (a posteriori) con un indelebile rossetto, riccioli perfetti che incorniciano la fronte, cappelli a tesa larga che gettano ombre inquietanti e seducenti sul volto. immaginavo le loro storie, i loro amori, perfino i loro bambini, cresciuti nel mito di una madre bella e perfetta, stroncata negli anni migliori. poco mi importava sapere che quella donna (che in qualche modo a me ignoto mi era probabilmente pro-pro-pro-zia) in realtà era analfabeta, parlava solo dialetto ed era andata in campagna da quando aveva sette anni, a raccogliere le olive "da terra". le storie che si possono inventare a partire da un nome, da due date e da un'epigrafe standardizzata ma incredibilemente poetica come "Donna di Preclare Virtù Mirabilmente Adorna" sono virtualmente infinite. per questo i cimiteri mi davano pace. avevo, forse, tredici anni.
ieri sono entrata in un cimitero, volevo ritrovare la sensazione di pace di tanti anni fa. era un cimitero protestante (non saprei dire se calvinista o che altro), molto molto antico. c'erano tombe che risalivano anche al seicento ed una targa diceva che diversi illustri (?) scozzesi erano sepolti lì. ho sempre avuto la curiosità di "visitare" un cimitero protestante, ho sempre pensato che sono molto più egalitari dei nostri. piccole, semplici lapidi con una incisione. niente pietà in scala 1:2 o angeli con sorrisi estatici, niente croci formato famiglia. erba che cresce sulle tombe, una specie di reincarnazione, non scatole di marmo e cemento, ogni cenere nel suo piccolo monolocale 2mx1 in secula seculorum.
ed invece, mi ha preso il terrore. una morsa allo stomaco. la gola gonfia come se stessi per soffocare. lo stesso mi era successo a père lachaise, ma meno, con una vena più malinconica. lì era la decadenza ad urtarmi particolarmente. la decadenza dei marmi, simbolo della decadenza dei corpi. invece ieri è stato il panico, il panico di finire là sotto. non fatemi questo, vi prego! non voglio stare da sola per l'eternità. la questione è che so benissimo che allora non sentirò niente; quello per cui mi dispero è la fine del mondo. quando morirò il mondo finirà. l'unico mondo che io conosco, quello che vivo tramite i miei occhi e le mie mani, sarà distrutto da un giudizio universale più terribile dell'iradiddio. tornerà al vuoto, come prima che nascessi. solo che allora non ne avevo consapevolezza, ora sì. spero che, quando starò per morire, sarò incosciente abbastanza, in coma, ubriaca, drogata magari. perchè questo è un problema per cui neanche il suicidio è una soluzione.

Thursday, October 05, 2006

on autobiography

ci ho pensato tutto il giorno e sono arrivata ad una conclusione; ho capito (forse) perchè i mei tentativi di blog falliscono miseramente. se uno ci pensa, tenere un blog non è una cosa tanto difficile. è ovvio: si può scrivere in modi molto molto diversi.
si può fare copi'ncolla (tutto d'un fiato) di poesie di valore più o meno discutibile da altri blog, che a loro volta sono state copi'ncollate, fino a far scomparire nell'oblio l'autore originale. si può ammorbare la gente (o i byte, in mancanza di un pubblico reale) con cronache pittoresche di simpatici episodi della vita lavorativa, redatte nelle ore furbescamente sottratte al lavoro su computer furbescamente sottratti alle loro originarie mansioni, tutto ciò condito da allegri errori di ortografia e da sovrabbondanti vocali e segni di interpunzione. si possono stilare accurate relazioni a due sull'andamento della coppia, che segnalino le seppur minime oscillazioni del sentimento dal "cipollino, ti amo tanto", al "tutto il mondo deve sapere che sei tutta la mia vita, non lasciarmi mai. la tua passerotta". ci sono quelli, fantastici, che consistono essenzialmente in immagini con lustrini. ancora, quelli i cui post libero.it si ostina a spacciare per notizie vere e proprie, nonostante esprimano solo opinioni personalissime ed in genere un tantinello affette, a scelta o in blocco, da omofobia, razzismo, maschilismo e chi più ne ha più ne metta. poi ci sono quelli che non sono in italiano e sono la maggioranza, su cui per ovvi motivi non posso esprimere un parere.
infine, ci sono quelle persone miracolose che riescono a sfornare post perfetti, o quasi, quotidianamente. sentitamente commossa e decisamente invidiosa, mi traggo in disparte.
detto questo, è chiaro che il blog a cui punto appartiene decisamente a questa ultima categoria.
ora il problema consiste nel fatto che io rifiuto l'autobiografia. chiariamo: rifiuto l'autobiografia come mezzo di espressione per me stessa. non ho nessuna voglia di tenere un diario. non ne ho mai avuto veramente uno, nemmeno quando avevo nove anni. ci ho sempre provato, ma non ha mai funzionato con me. cioè, qualcuno mi spieghi il senso di ri-raccontarsi la giornata che si è appena vissuta. per ricordare cosa ho mangiato oggi a pranzo fra trent'anni? chissene.. per registrare i più piccoli moti dell'animo umano (mi sa che è una citazione, ma non non mi viene in mente da chi!)? questo è più plausibile, ma mi sembra che sia, solo appena appena, un po' troppo autoreferenziale... cioè, non è che mi dà fastidio leggere di questo nel lavoro degli altri, anzi, ma non posso proprio costringermi a mettere per iscritto questo tipo di sensazioni. a chi importano? quando scrivo, l'autobiografia può entrare solo da una porta secondaria. è un dettaglio. un inciso che nessuno può riconoscere come tale. non sono mai il testo, io. al massimo, sono il contesto.
tutto ciò per dire: non so a quando il prossimo post. è questione di alchimia e sublimazione (nel senso chimico di trasformazione da stato gassoso a stato solido, non nel senso psicanalitico).

Wednesday, October 04, 2006

facciamo il punto della situazione

allora, ovviamente questo blog era nato con l'intenzione di essere un diario del mio anno ad edimburgo. e questo si era capito. doveva essere anche un esercizio costante di scrittura per una che non è per niente grafomane ma che vorrebbe da pazzi scrivere e che, quando le muse si degnano di ricordarsi di lei, non è nemmeno tanto male. purtroppo le muse (bastarde!) sono molto molto avare con la sottoscritta e quindi i miei lettori fedeli saranno stati ovviamente feriti dal mio silenzio. non è di nessuna consolazione sapere che questo blog non ha nessun lettore fedele e nemmeno lettori occasionali (forse qualcuno ci è capitato per caso cliccando su "next blog ", ma molto probabilmente era giapponese o bielorusso e non ci ha capito molto). visto che una buona summa di quello che mi è capitato in questo mese è raccontata in alcune mail (in quelle sì che sono grafomane), ne propongo una abbastanza significativa, nella speranza che il mio pubblico fantasma sia almeno parzialmente soddisfatto e che, più che altro, i miei sensi di colpa scrittori si plachino.
oh t., darling, your letters are always so beautiful, astonishing. it's really like reading a book, following you telling about your life and your thoughts! i love them! really! keep always writing that way, at least to me.

mi è piacita molto la descrizione dei tuoi sentimenti appena arrivata in italia ed adesso mi sembra di comprendere meglio te ed anche me stessa in questa strana situazione in cui mi trovo... alle volte ho la sensazione di vivere, non so bene, se dentro un acquario o fuori da un acquario...
mi sento dentro un acquario perchè mi sento muta (un po' per la lingua, che mi limita in tante cose che vorrei esprimere, un po' perchè passo la maggior parte del tempo sola: ok, alle volte parlo da sola in italiano, in inglese o in russo, ma questo non conta!). è una strana sensazione sentirsi muti e, soprattutto, osservati: ci ho messo due settimane per accorgermi che ACTUALLY gli inglesi, e gli stranieri, fanno la fila alla fermata dell'autobus, cosa che per me non ha senso perchè nessuno sa che autobus deve prendere l'altro e quindi appena ne arriva uno la fila si disfa. non me ne sono accorta subito ed ora capisco perchè tutti mi guardavano male quando passavo davanti a tutti o vagavo come faccio di solito da un punto all'altro aspettando l'autobus.
d'altra parte mi sento fuori da un acquario, io studiosa che osservo la vita di questi strani e incomprensibili, anche se di certo non tropicali, animaletti chiamati affettuosamente scozzesi.. alle volte vado in giro per le strade e ho l'impressione che il mio corpo si sia ridotto ai soli occhi, di non avere più una "sostanza", ma di essere una videocamera che registra nella memoria la vita che gli sta attorno... e questa non è una bella sensazione perchè inevitabilmente fa sorgere il pensiero che non sto vivendo affatto, ma sto solo guardando gli altri vivere. alle volte per strada vedo delle persone e mi sembrano così felici che mi commuovo, quasi. la cosa strana è che non sono affatto invidiosa della loro felicità.

penso che la mia esperienza sia abbastanza diversa dalla tua per tanti motivi. un po' certo l'età, un po' il fatto che ho già vissuto fuori casa e so bene che non è tutto così whooo! come sembra quando hai 18 anni. un po' è che sono qui sola. ecco, essere sola è una cosa terribile, perchè non riesco ad esteriorizzare le impressioni immediate che ho delle cose: parlare del mondo con gli altri ti porta per forza a formulare delle frasi compiute, in cui affermi che questa cosa è così e quell'altra colà. guardare al mondo da soli, però, inevitabilmente ti può condurre solo a PENSARE "oh, guarda quello...", ma poi la mente subito corre ad un altro pensiero e nessuna impressione si fissa.
ho paura che mi sto chiudendo un po' troppo in me stessa. per ora riesco ancora a darmi tante spiegazioni convincenti tipo: oh, ma devo studiare per russo in questi giorni, oppure: non ho ancora tanti soldi, oppure qualcos'altro. spero solo che sarò forte abbastanza da uscire dal mio piccolissimo minuscolo cerchio! vivere un anno in solitudine non fa per me: ho bisogno degli altri (e delle loro storie). spero di riuscire presto a darmi un po' una mossa. in realtà, sto uscendo un pochino con gli altri assistenti stranieri e mi diverto anche abbastanza, ma, sai, frequentare qualcuno solo perchè l'unica cosa che vi accomuna è che siete stranieri in una città non è il massimo. cerco conversazioni intelligenti, ma, sconvolgentemente, quando provo a farne io, non ci riesco perchè non ho le parole per dire quello che voglio oppure, se ce le ho, gli altri non le conoscono! è così surreale. mi sembra che il mio cervello non sia più mio, completamente intero, ma che ne sia rimasto un solo pezzettino che sa parlare, in inglese, di come fare ad aprire un conto in banca e di quando saremo pagati!
ora che ci penso, per me, anche bologna è stata un'esperienza del tutto diversa. con me c'era m., che aveva già vissuto lì per tre anni, e mi ha guidato a scoprire il meglio della città, i cinema, i concerti al covo, la piazza... avevo una guida e amici di un "amico" da conoscere... in realtà, ora come non mai, mi accorgo che sono una persona davvero poco socievole: ho pochi amici, quelli che mi fanno stare bene. questo non significa che non sono aperta a conoscere nuova gente, ma non mi piace stare lì a cercare di sforzarmi di trovare un argomento di conversazione con uno sconosciuto solo perchè è bello avere tanti amici... forse il mio meccanismo del fare amicizia è un po' rotto, ma poi ripenso a quando ho fatto amicizia con te e con le altre: semplicemente, con naturalezza, come se fossimo "destinate" ad essere amiche (lo so che sembra patetico! n.d.r.) e allora penso che forse non sono io che sono "rotta", ma solo che non ho incontrato le persone giuste... ed anche, lo ammetto, che sono timidissima. nonostante la mia altezza, il mio aspetto da meridionale (come da copione, sempre pronta a fare domande personalissime a perfetti sconosciuti e a schioccare baci sonori sulle gote di persone incontrate, forse, mezza volta), sono timidissima. forse gli altri, e questo l'ho notato molte volte, giudicano i miei silenzi come l'indifferenza di una che si crede superiore e non come l'imbarazzo di una che non sa da che parte cominciare per chiedere "diventiamo amici?"...

oddio, ho scritto una mail lunghissima! spero che non ti annoierai a leggerla... soprattutto non pensare che sono triste. lo so che da quello che ho scritto, sembrerebbe così, ma non lo sono... cerco sempre di mantenere abbastanza autoironia da non deprimermi! è solo che devo PARLARE con qualcuno per trasformare la massa di pensieri indistinti in catene logiche.
un bacio, ci vediamo presto!
Antonella
PS I envy you so much for how you can write FUCKING well in FUCKING english! :-D